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9.22.2011

ENDORET: la piu’ moderna terapia nelle affezioni dermatologiche

ENDORET è l’acronimo di “ Endogenous Regenerative Therapy” e rappresenta il concetto terapeutico più avanguardista in medicina, con applicazioni particolarmente concrete e soddisfacenti in dermatologia.
Il fondamento di questa terapia, riconosciuta dalla scienza mondiale come una vera rivoluzione filosofica applicata alla medicina, è la rigenerazione.
Siamo stati abituati a pensare alla cura delle patologie solo attraverso l’introduzione di farmaci, sostanze estranee all’organismo, che anche se dotate di potenzialità positive, sono innegabilmente anche gravate da effetti collaterali spesso particolarmente indesiderati.
ENDORET invece non utilizza principi farmacologici ma si basa sulla consapevolezza che il nostro organismo è capace di produrre risorse in grado di curare efficacemente se stesso.
E’ una scoperta sicuramente non recente la dimostrazione che le piastrine (cellule deputate alla coaugulazione del sangue), sono i più attivi distributori “farmacologici” del nostro organismo.
Derivano dai megacariociti ed hanno una vita media di 8-10 gg. nel torrente ematico.
Sono in grado di aggregarsi modificando la membrana superficiale, con la costituzione di pseudopodi e riunione al centro dei granuli densi. L’attivazione piastrinica porta alla degranulazione: frutto della segnalazione di un danno nell’organismo. E’ assolutamente provato che i fattori di crescita piastrinici (i principali sono: VEGF, IGF1, KGF, FGF, PDGF, EGF), sono in grado di stimolare la proliferazione di moltissime categorie cellulari (fibroblasti, cheratinociti, osteociti, cellule endoteliali, cellule mesenchimali ecc.) garantendo la rigenerazione e la differenziazione cellulare e tessutale; in più si riconosce ai fattori di crescita piastrinici una potente azione antiinfiammatoria. Da qui l’intuizione di alcuni scienziati di sfruttare le meravigliose proprietà delle piastrine per la terapia autologa di molte patologie, senza rischi e senza effetti avversi (si utilizzano le proprie piastrine).
La realizzazione pratica di ENDORET è molto semplice: dopo un banale prelievo di sangue venoso, lo stesso viene centrifugato e una volta eliminati globuli rossi e bianchi, si infiltra il concentrato piastrinico nel tessuto che si vuole rigenerare.
Le applicazioni in dermatologia sono molteplici: oggi con questa metodica si curano la riparazione delle ferite ed ulcere cutanee, la vitiligine , la psoriasi, le patologie autoimmuni (sclerodermia, lichen cutaneo e delle mucose), le cicatrici, l’alopecia (caduta e diradamento dei capelli), nelle varianti androgenetica, areata, cicatriziale, endocrina). inoltre i fattori di crescita piastrinici offrono ottimi risultati anche nel trattamento di smagliature, esiti di acne, rughe, cedimenti tessutali (viso, collo, braccia, addome, cosce).
Finalmente oggi, grazie ai progressi della ricerca scientifica, possiamo contare su un presidio terapeutico, con un ampio ventaglio di applicazioni pratiche, privo di controindicazioni e di rischi, ma capace di migliorare la qualità della vita.

Dott.ssa Elena Guarneri - Medico Chirurgo

9.02.2011

Mal di piedi addio! FOOT FILLER è una tecnica medica all'avanguardia per togliere il dolore senza chirurgia

Il mal di piedi è uno dei dolori più diffusi e invalidanti, e non risparmia nessuno: uomini e donne ne sono colpiti in egual misura, soprattutto dopo i 40 anni.
La metatarsalgia è la tipologia di stato doloroso delle estremità, maggiormente responsabile della compromissione della deambulazione che affligge la nostra popolazione, ed è generalmente provocata dalla compressione del nervo plantare digitale o da condizioni di sovraccarico in presenza di avampiede rotondo e convesso.
Sotto il profilo meramente anatomico, l’avampiede rotondo e le alterazioni dei legamenti metatarsali favoriscono l’insorgenza di stati di compressione del nervo plantare digitale. In questi casi clinici, possono anche instaurarsi quadri di artrosi e neuromi a carico di metatarsi e falangi.
Anche l’abitudine di portare tacchi alti, promuove un carico eccessivo sulla porzione anteriore del piede piuttosto che sul tallone, e può pertanto scatenare metatarsalgie molto fastidiose.

La metatarsalgia tipicamente, condiziona intensi dolori intermittenti e bruciori; la sensibilità e la funzionalità di avampiede e dita sono ridotte, e nella fase acuta, può risultare impossibile camminare e correre.
La ragione è da ascriversi all’importanza che l’avampiede detiene nelle fasi del cammino e nella stazione eretta. Inoltre per la sua motilità, questa complessa struttura anatomica è chiamata a compensare alterazioni a carico di strutture sovrasegmentarie.
Nel trattamento delle metatarsalgie, l’obiettivo del medico è quello di ripristinare le condizioni di normalità del piede eliminando o riducendo sensibilmente la sintomatologia dolorosa.

La metodica terapeutica più innovativa per curare questo disturbo si chiama “Foot filler”, è ambulatoriale, non chirurgica e si fonda sul concetto di “rinforzare” la pianta del piede con una bolla di gelatina biocompatibile, molto densa e compatta, che va a protezione del metatarso.

Dopo individuazione della regione anatomica da trattare, il medico specialista nella procedura, procede ad una mappatura dermografica della stessa. La terapia non richiede anestesia preliminare, ma può essere comunque eseguita una desensibilizzazione dell’area interessata, previa applicazione di compressa refrigerata.
Il trattamento può essere effettuato su uno solo od entrambi i piedi, non richiede immobilizzazione ed il paziente può subito tornare a svolgere tutte le attività del quotidiano.
Il sollievo dalla sensazione dolorosa è immediatamente percepito, ed anche pazienti che non riuscivano più ad appoggiare i piedi a terra per l’intenso dolore, vengono prontamente riabilitati alla stazione eretta ed alla deambulazione.
Ancora una volta, la medicina raggiunge il nobile traguardo di riportare il sorriso sul volto di chi soffre.

DOTT. ELENA GUARNERI - Medico chirurgo

2.14.2011

L'ultima frontiera terapeutica contro calvizie e caduta dei capelli

Diradamento della chioma, calvizie, caduta eccessiva dei capelli: a nessuno, uomo o donna che sia, fa piacere trovare tanti capelli su spazzole o cuscini, notare che i propri capelli sono sempre più radi e sottili, che lo specchio mostra, sempre più impietosamente, un cuoio capelluto impoverì.
La ricerca medica in campo tricologico è in continuo fermento ed apre le porte alla certezza che la guerra contro la perdita dei capelli, oggi conduce davvero a concreti risultati.
La soluzione più moderna contro calvizie e diradamenti arriva dalla Florida: si chiama PRP HT, ed è una tecnica che, per restituire alle chiome il passato splendore, sfrutta i fattori di crescita presenti naturalmente nelle piastrine del sangue.

La tecnica
PRP HT sta per “Platelet Rich Plasma Hair Therapy”, vale a dire terapia dei capelli con plasma arricchito di piastrine.
Si tratta, quindi, di una tecnica medica, curativa, che rientra nel campo della medicina rigenerativa: infatti si fonda sul principio secondo il quale le cellule staminali presenti nel bulbo del capello sono dotate di recettori per i fattori di crescita.
Poiché il sangue contiene molte piastrine, cellule a loro volta ricchissime di fattori di crescita che hanno la funzione di auto-riparare il corpo, viene utilizzato il sangue stesso del paziente, opportunamente lavorato con un macchinario, una centrifuga, che separa le componenti del sangue, proprio per ottenere un composto ricco di piastrine.
I fattori di crescita presenti nelle piastrine sono così in grado di stimolare le staminali dei bulbi piliferi ancora presenti, ma silenti o sofferenti, a produrre il capello.
Una metodica analoga è già applicata da tempo anche in campo odontoiatrico per favorire, attraverso questi sangue ricco di fattori di crescita, la ricrescita dell’osso attorno agli impianti, ma anche in campo ortopedico e dermatologico.

Per uomini e donne, nessuno escluso
La nuova tecnica contro le calvizie è indicata nell’alopecia androgenetica, sia maschile (interessa l’85% degli uomini) sia femminile (colpisce il 50% delle donne in menopausa e un elevato numero di donne in età fertile affette, per esempio, da sindrome ovaio policistico), nei casi di alopecia areata a chiazze, una forma di calvizie dalle cause non chiare (si ipotizza un’origine psicogena oppure autoimmune), caratterizzata dalla caduta dei capelli a ciocche. Anche in questa forma, più precocemente si inizia la terapia e migliori sono i risultati. Ma in questa affezione il/la paziente si accorge del problema quando si manifesta la “chiazza” glabra, non avviene un diradamento progressivo come nell’androgenetica.
La nuova soluzione si applica, infine, anche nei soggetti già sottoposti ad autotrapianto di bulbi del follicolo pilifero, per favorire un più veloce e maggiore attecchimento dei bulbi impiantati, stimolare la crescita di eventuali bulbi silenti, migliorando il risultato chirurgico, e favorire una più rapida guarigione della cute sottoposta a trapianto.

D.ssa Elena Guarneri