8.09.2011

Escursioni in montagna: le precauzioni da adottare

Cosa c’è di meglio, di più rigenerante e rinfrescante di una bella escursione in montagna, per godere appieno, lontano dall’afa e dallo smog cittadino, di tutto il benessere della natura?
Attenzione, però, non bisogna improvvisare quando si sceglie di avventurarsi tra i sentieri di montagna, ma organizzare il tutto per non correre inutili rischi.

Questo significa prima di tutto non avventurarsi in “imprese impossibili”, in percorsi non in linea con la propria esperienza, le proprie condizioni fisiche e le proprie capacità, scegliendo il sentiero che si intende percorrere in base al proprio allenamento, stabilendo prima della partenza la via da seguire, utilizzando una cartina e non percorrendo scorciatoie improvvisate.
Prima di partire, comunicare sempre al gestore dell’albergo o del rifugio la destinazione dell’escursione.
Per non rischiare di essere colti alla sprovvista del meteo, inoltre, meglio consultare sempre le previsioni del tempo, visto che in montagna le condizioni atmosferiche cambiano repentinamente.

Durante l’escursione in montagna, è bene portare nello zaino tutto l’occorrente per la giornata, senza esagerare, evitando una “zavorra” superflua. Non devono mancare: un ricambio (t-shirt, pantaloni lunghi, un paio di calze); un telefono cellulare, per chiamare aiuto in caso di difficoltà, una giacca a vento, un maglione e un paio di guanti, per far fronte alle basse temperature (meglio se in tessuti tecnici specifici per la montagna), acqua, per reintegrare i liquidi persi con la sudorazione e per evitare la disidratazione; un kit di pronto soccorso per i piccoli disturbi (come vesciche, piccole ferite ed escoriazioni, punture d'insetto); cappello, occhiali da sole, e crema solare a fattore di protezione elevato; macchina fotografica e binocolo, per osservare da vicino la fauna e la flora montana senza disturbare gli animali e senza correre rischi inutili.

Affrontare una camminata tra valli, salite e pendii significa bruciare calorie e fare attività fisica: per preparare bene l’organismo allo sforzo, meglio alimentarsi correttamente. È più utile fare piccoli pasti ravvicinati piuttosto che un unico pasto abbondante, che appesantisce. È importante, quindi, avere con sé snack energetici a base di zuccheri semplici, come una barretta di cioccolato e frutta secca: sono una fonte di energia da poter sfruttare velocemente senza richiedere digestione elaborata e occupano poco spazio nello zaino.

8.08.2011

Distorsioni alla caviglia: prevenzione e cura

Statistiche alla mano è il trauma più comune che può colpire la caviglia, la delicata articolazione, che permette il movimento del piede:
si tratta della distorsione, più comunemente nota come storta o slogatura.
Un disturbo frequente, un incidente che coinvolge direttamente le strutture che garantiscono la funzionalità dell’articolazione e che mantengono in posizione i capi articolari, cioè la capsula, il manicotto, che avvolge l’articolazione, e i legamenti articolari.

Quando si prende una storta, i legamenti vengono sottoposti a una trazione innaturale e allungati oltre i loro limiti. Non esiste un solo tipo di slogatura, ma tre gradi differenti, in base alla gravità del trauma: semplice, quando non lede le strutture dell’articolazione; seria, quando danneggia i legamenti; complessa, quando c’è anche una compromissione della struttura ossea.

La prevenzione di questa eventualità dolorosa è fatta, soprattutto, di attenzione, nei movimenti, nelle abitudini quotidiane e nell’allenamento: evitare sforzi eccessivi a carico dell’articolazione, senza la preparazione e il riscaldamento adeguati; scegliere scarpe comode e sicure per le caviglie, tacchi non troppo vertiginosi e cinturini non troppo stretti.

Il primo rimedio di pronto soccorso, utile contro gonfiore e dolore, in attesa della visita medica, è il ghiaccio, da applicare sulla caviglia.
Solitamente, se la distorsione è lieve, il medico immobilizza la caviglia con un bendaggio semirigido, che la protegge da movimenti o ulteriori traumi, da tenere, in base al decorso e alla gravità della lesione, da 7 a 20 giorni. Oggi esistono fasciature specifiche da fissare al piede con potenti magneti, che permettono di immobilizzare la caviglia e, grazie a una sorta di mascherina in gel da inserire all’interno dopo averla opportunamente raffreddata, allo stesso tempo aiutano a lenire gonfiore e dolore grazie alla terapia del freddo.

Per facilitare la guarigione occorre evitare di appoggiare il piede mentre si cammina ma tenere la caviglia sollevata il più possibile, per favorire il drenaggio dei liquidi e permettere che l’articolazione si sgonfi più velocemente. Per riacquisire la funzionalità dell’articolazione, possono essere utili sedute di fisioterapia.

8.05.2011

Eliminare la cellulite con il silicio

La sensibilità dei sistemi biologici e dei meccanismi regolatori endogeni è il frutto di numerosissimi, microscopici e delicati equilibri dinamici di regolazione biochimica e biofisica.
Nella genesi dei processi infiammatori (la cellulite ne è un esempio) non sono implicati fenomeni totalmente patologici, ma eventi che lo diventano quando i processi di regolazione non avvengono correttamente.

Nella pannicolopatia edematofibrosclerotica (nome scientifico che indica la cellulite), gli interscambi vascolo-cellulari perdono la loro integrità funzionale per colpa del ristagno di liquidi (ritenzione idrica) e di accumuli adiposi localizzati (grasso in eccesso nelle sedi colpite).
La migliore strategia terapeutica biodinamica deve mirare a contrastare la risposta infiammatoria, al ridimensionamento della compagine fibro-adiposa e al miglioramento dei flussi microcircolatori locali e del drenaggio linfatico.

Pertanto risulta vincente l’associazione di tecniche come l’intradermoterapia distrettuale con silicio organico, la lecilisi, l’adipoclasi osmotico-emulsiva.
Sono tutte procedure ambulatoriali non chirurgiche, che non richiedono anestesia, e che consentono la normale e immediata continuazione di tutte le attività sociali e interpersonali abituali (compresa la ginnastica). In particolare il silicio organico (Si-C) è un minerale altamente biodisponibile, con assoluta tollerabilità locale e generale, che può essere utilizzato singolarmente o in associazione ad antiossidanti, oligo-elementi e vitamine.
Molto ricchi di silicio al momento dell’embriogenesi, i tessuti connettivi (che costituiscono la nostra “impalcatura strutturale”) si approvvigionano in modo naturale durante la vita con riduzione degli apporti esogeni e dell’assorbimento intestinale. La diminuzione del tasso di silicio nel connettivo, è in parte responsabile della disorganizzazione architettonica di tale tessuto, che clinicamente si traduce nella perdità di funzione dei meccanismi di regolazione precedentemente citati.
Ripristinare buone concentrazioni di silicio significa apportare correttivi che potenziano la trama microvascolare con significativo miglioramento del quadro cellulitico.
Completano l’opera, con evidente perdita di centimetri, la lecilisi e l’adipoclasi, capaci di ridurre concretamente lo spessore del grasso localizzato accumulato. Ancora una volta, l’unione delle forze, in medicina, ci consente di arrivare ad un ambito traguardo: sconfiggere la cellulite e ritrovare arti inferiori agili, scattanti, ed esteticamente piacevoli.

Dott. Elena Guarneri
Medico Chirurgo

8.04.2011

I medicinali da portare in viaggio

Bagagli pronti, documenti di viaggio in mano e che la vacanza abbia inizio? Non ancora, per i più attenti alla prevenzione e alla salute, ogni viaggio che si rispetti dovrebbe avere il suo kit di farmaci e pronto soccorso.
Le persone che soffrono di malattie croniche, che necessitano di un trattamento farmacologico costante, devono partire muniti dei propri medicinali, completi di ricetta medica e indicazioni del medico curante, ma a scopo preventivo è sempre importante avere con sé un piccolo kit di primo soccorso.

Non possono mancare in valigia: cerotti di varie dimensioni, garze e pomata antisettica per medicare eventuali escoriazioni o lesioni; disinfettante (molto utili e pratiche le salviettine disinfettanti, soprattutto se si viaggia in aereo con il bagaglio a mano); repellenti per insetti, fondamentali se la meta del viaggio è un Paese dal clima caldo-umido; integratori salini preziosi per reintegrare i sali minerali persi con la sudorazione.

I farmaci da avere con sé, per affrontare le piccole emergenze e i possibili disturbi da viaggio, sono gli analgesici e gli antipiretici, utili per contrastare febbre, mal di testa e malessere, gli antidiarroici e i fermenti lattici, alleati indispensabili in caso di dissenteria e disturbi gastrointestinali e un eventuale medicinale per il mal di viaggio.

Le vacanze estive che prevedono una buona dose di esposizione solare, infine, necessitano di alcuni prodotti specifici, per preservare al meglio la salute della pelle: creme solari, con fattore di protezione adatto al proprio fototipo, lozioni doposole, per idratare a fondo la pelle, e pomate specifiche per scottature e ustioni, in caso di “incidenti di percorso” non previsti.

8.03.2011

La Sindrome da Jet Lag

Si chiama “Jet Lag Syndrome” o Sindrome da volo transmeridiano: il jet lag, insomma... che i frequentatori abituali degli aeroporti internazionali conoscono molto bene.
Si tratta del disturbo causato dallo spostamento molto rapido tra due luoghi che hanno un fuso orario diverso tra loro: questo provoca una alterazione del ritmo circadiano di sonno-veglia.

Maggiore è la distanza e lo scarto di ore, più evidente è la difficoltà dell'organismo ad adattarsi immediatamente al cambiamento. E' come se il nostro orologio interiore andasse “fuori sinc”: si trova de-sincronizzato rispetto all'orario che troverà a destinazione del viaggio, perché il volo aereo così veloce modifica le condizioni e il ritmo di buio e di luce a cui è abituato normalmente.

Di fatto, il Jet Lag è una reazione fisiologica del corpo a un fenomeno che naturale non è: viaggiare da un continente all'altro in sole 6/8 ore, se ci pensiamo, rappresenta una conquista molto recente della storia dell'uomo e, di certo, non si può dire che rientri nei parametri consentiti dalla natura per lo spostamento. Ed è un disturbo sempre più diffuso, visto che sempre più persone al mondo usano l'aereo per lunghi tratti.

La Sindrome da Jet Lag raggruppa dunque un insieme di sintomi di malessere: difficoltà ad addormentarsi e insonnia, difficoltà di concentrazione, affaticamento durante le ore di luce, irritabilità, una leggera sensazione di depressione, disturbi viscero-vegetativi (tachicardia, problemi intestinali eccetera).
Molto spesso, si manifesta dal secondo giorno in poi e dura 2/3 giorni (anche se nei viaggi verso est e nelle persone più sensibili può durare anche 6 o 7 giorni).
L'età è una variabile importante, perché più l'organismo è giovane e più è reattivo e capace, quindi, di adattarsi rapidamente ai cambiamenti, anche bruschi, di luce, tempo e spazio. Per questo motivo il Jet Lag - pur manifestandosi anche nelle persone giovani - diventa spesso un disturbo invalidante soprattutto per gli individui dai 50 anni in su.

Non c'è un rimedio al Jet Lag valido per tutti, perché la reazione ai viaggi transmeridiani è molto soggettiva. In generale, comunque, si consiglia di:
- se la permanenza nella nuova località è di lunga durata, lasciare che l'organismo si abitui naturalmente al nuovo ritmo luce-buio, finché non ci si trova di nuovo sincronizzati.
- se è necessario adattarsi subito al nuovo ritmo luce-buio invece può essere utile assumere - fin da quando si è in viaggio – la melatonina, che è un regolatore naturale del ritmo circadiano.
- cercate di dormire durante il volo, se all'arrivo vi attende la giornata piena. Al contrario, cercate di resistere al sonno anche se siete stanchi, se ciò che troverete all'arrivo è la notte.
- partite riposati. Il viaggio comporta stress fisico e mentale e se siete in forma, supererete meglio anche il malessere del Jet Lag.
- se possibile, cercate di anticipare il cambiamento di ritmo luce-buio anche prima del volo: fino a due giorni prima della partenza, spostate gradualmente gli orari di sonno e veglia per meglio adattarli a quelli che troverete nella località che vi attende.

8.02.2011

I benefici del beach volley

Estate, tempo di sole, mare, vacanze, spiaggia e, per gli amanti del genere, anche di beach volley, lo sport “da sabbia” più amato, da giovani e meno giovani.
E’ una variazione, in chiave estiva, della pallavolo tradizionale: gli sfidanti, solitamente in coppia o squadre composte da tre o quattro persone si sfidano, a colpi di bagher, schiacciate, battute e muri non sul consueto terreno duro della palestra, ma sulla soffice e rovente sabbia.
Divertente, competitivo, ottimo diversivo da spiaggia, il beach volley è perfetto come sport estivo, come alternativa alla più sedentaria giornata passata tra lettino e ombrellone.
E’ una vera e propria attività fisica “a 360°”, uno sport completo, che consente di allenare i principali distretti muscolari del corpo, dal collo, passando per le spalle, fino ai dorsali, gli addominali, glutei, cosce e polpacci, favorendone lo sviluppo armonico e la tonificazione.

L’effetto tonificante e rassodante, in particolare, garantisce risultati davvero ottimi sui muscoli degli arti inferiori, delle cosce, quadricipiti, dei polpacci e dei glutei, coinvolti in ogni azione, con o senza palla tra le mani, tra salti, corse, scatti e affondi.

Anche bicipiti e tricipiti non sono meno impegnati e sollecitati durante un match di beach volley: sono proprio loro, protagonisti di ogni movimento delle braccia, a consentire palleggi, schiacciate, bagher e batture.

Perfino i muscoli più insospettabili, non coinvolti direttamente, come quelli dorsali e addominali, svolgono un ruolo chiave per garantire la stabilità e l’equilibrio del giocatore sul terreno di gioco, decisamente poco regolare.

I muscoli si tonificano, la silhouette si definisce, ma non solo, salto dopo salto, palleggio dopo palleggio, anche il metabolismo può usufruire di una spinta davvero positiva.
Complici il campo “en plein air”, il caldo e il sole, la sudorazione aumenta e le calorie si bruciano: il beach volley è un toccasana per smaltire qualche chilo di troppo, divertendosi.

8.01.2011

I rimedi alle punture d'insetto

E’ lunga la lista dei possibili ospiti “indesiderati” delle giornate e delle serate estive, che comprende le famose, quanto fastidiose, zanzare, ma anche api, vespe e calabroni.
Se l’animaletto estivo ronzante per eccellenza, la zanzara, colpisce, lasciando sulla pelle pomfi arrossati e pruriginosi, è possibile usare i prodotti specifici per alleviare il prurito, disponibili in varie formulazioni, stick, crema o gel, oppure affidarsi al vecchio rimedio della nonna, tamponando la puntura con un batuffolo di cotone imbevuto di acqua fredda.

Quando i colpevoli della puntura sono api, vespe o calabroni, il dolore è decisamente più lancinante e pungente, la lesione provocata dall’incontro-scontro con il pungiglione di questi insetti è gonfia e arrossata. Per individuare con precisione il piccolo volatile responsabile, basta osservare la puntura: se è visibile un puntino nero, si tratta dell’ape, che ha lasciato il pungiglione, mentre se è il calabrone a colpire, oltre alla manifestazione cutanea, possono comparire anche altri sintomi generali, legati all’abbondante quota di veleno (non pericoloso) iniettato, come malessere, vomito, febbre e mal di testa.

Se api, vespe o calabroni pungono un soggetto allergico, con punture multiple, in zone del corpo considerate a rischio (per esempio, la bocca, dove una puntura può interferire con la funzione respiratoria) o se compaiono disturbi generalizzati importanti e persistenti, è necessario rivolgersi al pronto soccorso.

Negli altri casi, meno gravi, se la puntura è d’ape, con la mani pulite e l’aiuto di una pinzetta o di un ago (sterilizzati con una fiamma) si può togliere il pungiglione.
Contro gonfiori, fastidi e dolori, si possono applicare creme e gel specifici o la borsa del ghiaccio sulla puntura.
Ottime alleate, per attenuare gonfiori, arrossamenti, dolori e pruriti da puntura di insetti, creme a base di calendula e malva, dalle proprietà lenitive, antinfiammatorie e calmanti.
Efficace è la termoterapia da farsi con gli appositi dispositivi che riscaldano la puntura per rendere inefficace il veleno della puntura e lenire così il prurito accellerando la guarigione.